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Interruttore differenziale: il “salvavita” che protegge persone e dispositivi - Tipologie e Applicazioni

La sicurezza domestica inizia dall’impianto elettrico. Tra i dispositivi fondamentali per salvaguardare l’incolumità delle persone e il corretto funzionamento degli apparecchi elettronici, l’interruttore differenziale – conosciuto anche come “salvavita” – riveste un ruolo essenziale. Ma di cosa si tratta esattamente, come funziona e quale tipologia è più indicata per le abitazioni moderne?

Il salvavita: come funziona e perché è indispensabile

L’interruttore differenziale è un dispositivo automatico di protezione, progettato per interrompere l’alimentazione elettrica in presenza di correnti di dispersione. Il suo intervento tempestivo evita scosse elettriche potenzialmente mortali o incendi dovuti a guasti nell’impianto. Da qui il nome “salvavita”, che ne sottolinea la funzione primaria: proteggere la vita umana.

Il principio di funzionamento si basa sulla misura della corrente che entra (fase) e di quella che esce (neutro) da un circuito. In condizioni normali, queste due correnti sono identiche. Se si verifica una dispersione verso terra – ad esempio perché una persona tocca una parte sotto tensione o a causa di un guasto isolante – la corrente in uscita sarà inferiore a quella in entrata. Quando questa differenza supera una soglia predefinita (tipicamente 30 mA per uso domestico), il dispositivo aziona una bobina di sgancio che apre il circuito.

Ecco, nel dettaglio, le fasi del funzionamento:

  1. Monitoraggio della corrente: il differenziale sorveglia costantemente il flusso elettrico.

  2. Controllo tra fase e neutro: confronta la corrente in ingresso e in uscita.

  3. Individuazione della dispersione: rileva una perdita di corrente verso terra.

  4. Sgancio del circuito: se la dispersione supera la soglia di sicurezza, l’alimentazione viene interrotta.

  5. Effetto protettivo: previene sia folgorazioni che principi di incendio.



Va precisato che il salvavita non protegge da cortocircuiti o sovraccarichi, per cui sono necessari interruttori magnetotermici. In molti impianti si utilizzano dispositivi combinati, detti interruttori magnetotermici differenziali, che uniscono entrambe le funzioni.

Quale interruttore differenziale per la casa?

La scelta del salvavita più adatto dipende da numerosi fattori: normativa vigente, tipologia dell’impianto, caratteristiche degli apparecchi connessi e ambiente d’installazione. Le normative CEI e IEC classificano gli interruttori differenziali in quattro principali categorie, in base alla tipologia di corrente differenziale che devono rilevare.



Questa classificazione è fondamentale per garantire sicurezza e conformità, soprattutto nei moderni contesti domestici sempre più ricchi di apparecchi elettronici.

Tipo AC: il più semplice, per impianti essenziali

Il differenziale di tipo AC rileva solo correnti alternate sinusoidali. È adatto a impianti civili tradizionali, come seconde case o abitazioni poco accessoriate da un punto di vista elettronico. È il modello base, impiegato dove sono presenti pochi dispositivi elettronici.

Tipo A: la scelta ideale per impianti moderni

Il tipo A è oggi il più diffuso nelle abitazioni, perché rileva sia correnti alternate che unidirezionali pulsanti, tipiche degli elettrodomestici con componenti elettronici, come forni a microonde, lavatrici evolute e sistemi di illuminazione a LED. Fornisce una protezione più completa, ideale per ambienti domestici con apparecchiature elettroniche moderne.

Tipo F: per dispositivi con inverter

Introdotto dalla normativa IEC/EN 62423, il differenziale di tipo F estende la protezione ai guasti a frequenze fino a 1 kHz, rendendolo adatto a impianti dotati di inverter monofase, come pompe di calore o impianti di ventilazione meccanica. È una via di mezzo tra il tipo A e il tipo B, con un campo d’azione più ampio rispetto al primo, ma meno complesso del secondo.

Tipo B: protezione completa per impianti complessi

Il tipo B è il più avanzato: rileva correnti continue e ad alta frequenza, oltre i 6 mA. È pensato per impianti con apparecchiature elettroniche sofisticate, come:

  • Raddrizzatori trifase/bifase;

  • Sistemi con correzione attiva del fattore di potenza (PFC);

  • Pannelli fotovoltaici collegati direttamente alla rete;

  • Colonnine per veicoli elettrici;

  • Inverter a frequenza variabile.

È indispensabile in contesti dove la corrente di guasto può essere di tipo continuo o non sinusoidale, situazione non rilevata dai differenziali tradizionali.

Scegliere il differenziale giusto: una questione di sicurezza

La corretta selezione del differenziale è fondamentale per garantire un livello adeguato di protezione. Non si tratta solo di rispettare la normativa, ma di progettare un impianto che risponda efficacemente ai rischi reali legati all’uso dell’elettricità.

Il tipo AC può ancora trovare applicazione in ambienti semplici, ma oggi la tendenza è orientata verso il tipo A o F, più adatti a impianti con dispositivi elettronici moderni. Dove la complessità dell’impianto lo richiede – come nel caso di impianti fotovoltaici o ricarica auto elettriche – il tipo B è l’unica scelta adeguata.

Un impianto ben protetto si traduce in maggiore sicurezza per le persone, prevenzione dei danni materiali, e maggiore affidabilità nel tempo.

Conclusioni: un piccolo dispositivo, un grande impatto

Il cosiddetto “salvavita” non è un semplice interruttore, ma un sistema di protezione intelligente, capace di agire in pochi millisecondi per impedire tragedie. Comprendere il suo funzionamento, conoscerne le tipologie e scegliere quella più adatta al proprio impianto significa aumentare concretamente il livello di sicurezza domestica.

In ogni caso, è sempre opportuno affidarsi a un professionista qualificato per la progettazione, la verifica e l’installazione dell’interruttore differenziale, così da garantire la conformità normativa e la massima protezione possibile.

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